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Acquavita (Ponte, Calle dell')

ai Gesuiti. Secondo la Descrizione della Contrada dei Ss. Apostoli, fatta nell'anno 1713 dietro parte del Senato 29 agosto 1711, esisteva in «Calle dell'Acquavita», presso i Gesuiti, una «bottega d'acquavita» condotta da «Elia Giannazzi», il quale pagava pigione a «Monsignor Marco Gradenigo eletto patriarca d'Aquileia».
Sotto la denominazione d'acquavitai, o venditori d'acquavite, comprendevansi anche i caffettieri, i quali godevano privilegi per ottenere, entro certi limiti, l'appalto del ghiaccio e dell'acquavite. Quest'arte oltre che di consumo, veniva considerata di commercio mercanteggiando i rosoli fabbricati in Venezia. Erasi proibito alla medesima d'aprire nuove botteghe, le quali, per verità, non potevano dirsi poche, contandosene nel 1773 fino a 218, con 155 inviamenti, 6 banchetti, e 30 così detti posti chiusi, atti pur essi a divenire botteghe. Gli acquavitai, chiusi in corpo fino dal 1601, raccoglievansi nella chiesa di S. Stefano conf. «vulgo S. Stin», sotto il patrocinio di S. Giovanni Battista.
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