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Venezia Malvagia ? - Wicked Venice
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Srpanj
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Venezia Malvagia ? - Wicked Venice

Venezia Malvagia, Rev. Reuben Parsons, 1893 Go to the original English version Nel corso delle ricerche che effettuo in relazione alla stesura della Nuova Strategia del Comitato di Salute Pubblica a Venezia, mi sono…
Umberto
Tutti in vacanza sul Mar Nero?
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Svibanj
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Tutti in vacanza sul Mar Nero?

Nella foto, una proposta degli stilisti per la nouvelle vague del costume da bagno. Possibile che davvero degli ingegneri di altissimo livello, come quelli che lavorano ai vertici di una grande Compagnia, siano stati tanto improvvidamente idioti da non prevedere almeno un drastico sistema d'interruzione in extremis del loro pozzo? In questi tempi di oclocrazia non è impossibile, ma se…
Umberto
Leone di San Marcuola, incongruenze
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Leone di San Marcuola, incongruenze

La lettera del gestore dei lavori pubblici nel rio di San Marcuola mi è giunta con allegati questi due articoli di giornale risalenti all'epoca della rimozione del Leone. Come possiamo vedere nei paragrafi evidenziati in giallo, la versione ufficiale data dalla stampa pone l'accento su come i pezzi recuperati dal fondo del canale si fossero staccati in tempi diversi. Tanto diversi da aver prodotto…
Umberto
Insula S.P.A. estranea al danneggiamento del Leone di San Marcuola
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Oujak
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Insula S.P.A. estranea al danneggiamento del Leone di San Marcuola

Mi scuso pubblicamente e sentitamente con Insula S.P.A. per avere pubblicato una affermazione non vera su di loro in un mio precedente articolo in Venezia ObServer. Nello specifico, non corrisponde al vero quanto da me allora scritto in merito all'assunzione di responsabilità di Insula nel danneggiamento del Leone in moleca sito nel rio di San Marcuola. Insula ha infatti sin dall'epoca negato ogni…
Umberto
AMARCORD / LA LEZIONE DEL “MONDO”
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AMARCORD / LA LEZIONE DEL “MONDO”

“Il Mondo”(1949-1966), il periodico diretto e fondato da Mario Pannunzio, fu per molti della mia generazione , non solo un prezioso e prestigioso organo di informazione scritto dal fior fiore degli intellettuali del tempo, italiani e non, ma anche una vera e propria scuola di un modo affatto nuovo, almeno per il nostro Paese, di fare giornalismo tramite la fotografia: chè i fotografi che vi collaboravano…
ENZO
Risposta sul Leone di San Marcuola
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Veljaa
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Risposta sul Leone di San Marcuola

Le insistenze di Tello accennate nei commenti all'articolo precedente hanno prodotto questa risposta da parte di segreteria.sindaco@comune.venezia.it . Nel frattempo, forse ho localizzato l'attuale posizione del Leone. Probabilmente è questo esposto al Museo di Arte Diocesano: "Sono…
Umberto
Testimonianza sulle foibe istriane
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Testimonianza sulle foibe istriane

Venezia 9.2.10 Per ricordare e capire la tragedia delle foibe e dell'esodo giuliano - dalmata vi consiglio di leggere questa storia che ha dell'incredibile. Lo consiglio sopratutto a chi ancora oggi nega i fatti o li giustifica. La verità dei fatti non si può negare, ma in questo caso si è cercato e ancora si cerca di occultarla. Non aggiungo nessun commento Mafalda Codan (Parenzo,…
Luigi "Gigio"
Il Leone di San Marcuola?
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Veljaa
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Il Leone di San Marcuola?

PREMESSA Questo articolo conteneva una affermazione non sostenuta da prove di fatto, nei confronti di un gestore di lavori pubblici. Come Autore dell'articolo in questione mi scuso formalmente con tale gestore, e rimuovo l'illazione, Sarebbe stato assai più semplice, editorialmente parlando, assecondare in toto la richiesta del gestore di lavori pubblici, rimuovendo gli articoli in questione,…
Umberto
La TV Centrale Cinese parla di Venezia e del Comitato
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Sijeanj
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La TV Centrale Cinese parla di Venezia e del Comitato

Quello che le televisioni di regime italiane, ma anche quelle sedicenti libere del resto del mondo occidentale non hanno mai avuto il coraggio o l'interesse di fare, è stato fatto da un'altra grande emittente mondiale, la Televisione Centrale Cinese C.C.T.V. . Il servizio, realizzato dalla Redazione europea lo scorso Settembre, è andato in onda su tutto il territorio della R.P.C. e sulle trasmissioni…
Umberto
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  • West Bengala dal treno

    di Umberto Sartory

     

    Delhi ci offre un cielo opaco dietro cui arde un Sole impietoso. Percorrendo la citta in moto l'aria passa da molto calda nelle zone alberate e ombrose a torrida tra le case e nelle aree brulle. Il calore diventa parossistico in un lungo raccordo autostradale imboccato per errore. La sensazione quella di guidare contro il getto di un asciugacapelli.

    La notte dormo al ritmo dei blackout. AC on AC off. Con Patrizia beviamo birra Kingfisher a litri, tra le occhiate in tralice dei camerieri, che la vedono pi o meno come noi lo champagne, ma con molta maggiore morbosit, dato che a loro proibita per religione e metabolismo. Sembrano generalmente delusi a non vederci fare cose da ubriachi.


    Sono in treno da sette ore, ormai notte, Trovo finalmente una porta aperta e vedo sfilare Jalalabad, interminabile sequenza di cubicoli e strade affollate. Attraversiamo la stazione a passo d'uomo e due bambini saltano sul predellino per chiedermi l'elemosina. Un gioco che fanno ridendo e che a me fa sudare freddo.

    Non se ne parla di sedere sulla porta aperta: questo il Rajadani Express, e corre con tutta la fretta che ha l'India di modernizzarsi.
    Corre sgangheratamente, rolla beccheggia e barcolla ma corre. Direi che raggiunge forse i 100 km orari, che per i binari indiani sono una velocit da brivido.
    Corre troppo per la pianura indogangetica, assorta com' nella sua ipnosi calda di monsone. Troppo per i bufali e gli aironi guardabuoi; questa corsa mi priva delle figure icastiche stagliate sulla sterminatezza del paesaggio, dei sari accesi nel contrasto delle risaie.

    Abituato a treni da cui si poteva scendere e risalire in corsa senza pericolo, dai quali si potevano scambiare saluti con i passanti lungo i binari, sono a disagio in questo serpente impazzito che tritura la poesia del paesaggio, che polverizza i templi rurali e non si ferma mai. Niente soste imprecise e impreviste, niente affollamento, gli steward servono il cibo con le mani dentro sacchetti di nylon. Il Governo ha promesso di portarci a New Jalpaiguri in 21 ore anzich 36 e sembra intenzionato a mantenere.

    Cosa sar dell'India quando avr troppa fretta per le sue devozioni? Me lo chiedo da quando, sbarcato a Delhi, ho sentito che la citt ha cambiato odore. In tre giorni nessuno ha cercato di dipingerci una tikka in fronte o venderci una ghirlanda, ma ci sono molti pi modelli di auto e moto in circolazione: Ambassador ed Enfield cominciano a scarseggiare.
    Bajaj produce le Freedom e le Pulsar 150cc; Yamaha, Honda e Kawasaki alzano i limiti di velocit e il municipio deve affiggere cartelli che chiedono: 'HERO OR ZERO?'. 150 all'ora e la ripresa di una moto giapponese mal si adattano a un traffico estremamente composito e misto di trazioni meccaniche, animali e umane, senza chiare delimitazioni tra pedoni, bestie e veicoli, dove l'unica regola : 'Se c un buco mi ci ficco io, ammenocch tu non ci abbia gi infilato la ruota, il piede, lo zoccolo o le corna'. Acrobazie di guida fra umani che portano enormi fardelli in testa, autocarri che si spingono nei carrugi pullulanti di risci e lambrette. "Hero or zero?". Il modello "Hero" della Honda deve aver fatto non poche vittime, per suggerire questo calembour.

    Durante la notte nella mia cuccetta sogno un terremoto interminabile che scuote Venezia e io che prego la Madonna di farlo finire e di tenere insieme le nostre pietre malandate. Mi sveglio alle 8 nel moto squassante del treno con un sospiro di sollievo.

    Siamo ormai nel West Bengala, o forse nel Bihar, comunque un'altra immensita', lussureggiante e intrisa d'acqua invece che di caldo. Il treno rallenta notevolmente l'andatura e ferma piu' spesso in piccole stazioni affollate, come i terrapieni della linea ferroviaria, dai rifugiati dall'esondazione del Brahamaputra e di chissa' quali altri fiumi, che allaga il paesaggio.
    Uomini e animali si accampano sugli argini e operosamente contemplano il fiume che benedice le loro terre e le loro case con i doni annuali. Questa non e' alluvione, ma danza di fertilita' fra la terra e l'acqua, cui gli uomini e le donne accudiscono sacerdotalmente.

    Argini, strade ed emersioni sono fragili e basse, la linea di demarcazione tra felicita' e tragedia sta in pochi centimetri di acqua in piu', in un metro di argine libero o spazzato. Quest'anno il monsone sembra buono, ci sono molte isole emerse, si pesca, si pascolano animali, si traffica lungo le linee di comunicazione affioranti, si va a scuola. Noi passiamo col treno, e tutta quell'acqua frena anche il Rajadani Express, posso stare sullo sportello aperto e fotografare.

    Da New Jaipalguri a Darjeeling la strada arrampica colline affilatissime, snodandosi allacciata alle minuscole rotaie del Toy Train come in un interminabile caduceo. 1600 "passaggi a livello" incustoditi, o giu' di li'. Su quasi ciascuno la jeep Mahindra deve fermarsi e passare in prima per attutire i sobbalzi. Entrambe le carreggiate, ma soprattutto quella ferroviaria, sembrano disegnate da un modellista fanatico delle splines. Le quali, comunque, riescono a portare trenino e automobili su per crinali di terriccio pressoche' verticali.

    Darjeeling, come tutto da queste parti, e' costruita a terrazze su una serie di sponde cosi' ripide da dare il paradosso di ingressi a pianoterra che sfociano all'altro lato su una vista quasi a strapiombo di 1000 e piu' metri.
    Anche lei vittima della smania indiana di occidente, pullula ormai di nuovi edifici in cemento armato, che soppiantano le fatiscenti vestigia coloniali in legno e vetro, vecchie ormai come le piante di te con cui sono nate.

    Una piantina di te, simile molto nell'aspetto ai nostri rododendri, e' produttiva per circa cent'anni, e proprio in questi tempi si compie il ciclo secolare di questa pratica a Darjeeling.
    Continuera' la voglia di inerpicarsi per il titanico lavoro di sostituire tutte le piantagioni create con il frustino degli Inglesi?
    Oppure "Darjeeling Orange Pekoe" diventera' una sigla per miscele di Calcutta, mentre la citta' montana esplodera' nel turismo, sia pure in prevalenza indiano? Il numero di alberghi in Chow Rasta, quartiere centrale, impressiona anche me che sono di Venezia.

    Siamo alloggiati nell'ala vecchia dell'Hotel Bellevue, struttura coloniale ormai molto trasandata, ma con una veranda privata e mobili in stile. La vista spazia sulla citta' e sarebbe penso mozzafiato se solo le nubi allentassero la loro morsa fino all'orizzonte degli ottomila.