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Bonlini (Fondamenta, Calle)

ai SS. Gervasio e Protasio. Costantino Bonlini del q. Francesco, disceso da famiglia bresciana, arricchitasi col traffico di zuccheri e droghe, venne aggregato al M. C. coi fratelli Domenico e Giuseppe il 12 settembre 1667, mediante l'offerta di 100 mila ducati. Il fratello di Costantino, G. Domenico invaghissi d'una donna del popolo che, ancor vivo il marito, gli partorì alcuni figli, e che venne da lui sposata allorché rimase vedova. G. Domenico, dopo questo fatto, piantò casa a parte, ed il 17 maggio 1685 collo sborso di 100 mila ducati, di cui 60 mila in libero dono, e 40 mila ad interesse, ottenne anche pei suoi figli la Veneta nobiltà. Uno dei due rami nei quali era divisa la famiglia Bonlini abitava ai SS. Gervasio e Protasio negli ultimi tempi della Repubblica («Libri d'Oro»).
Un «Ramo Bonlini» vi è pure a S. Sofia, presso la «Fondamenta S. Andrea».

Borella (Ramo e Corte, Corte)

ai SS. Giovanni e Paolo. Nel 1661 era qui domiciliato un «Francesco Borella», mercadante, in una casa della «N. D. Paolina Basadonna».
In questa Corte, la quale prima della riforma delle parrocchie, stava sotto S. Marina, ebbe principio nel 1703 l'Istituto delle Penitenti, che poscia venne trasportato in Cannaregio.

Una famiglia Borella abitava pure presso alcune località a S. Girolamo, nell'antica parrocchia dei SS. Ermagora e Fortunato, o «S. Marcuola». Un «Zuane fio del q. Piero Borela» morì in questa parrocchia il giorno 8 novembre 1630.

Borgo (Fondamenta, Ponte di)

ai SS. Gervasio e Protasio. Dall'essersi anticamente detto questo sito «Borgo di S. Trovaso» (SS. Gervasio e Protasio), la qual denominazione risale al secolo XIV, poiché la si trova in una sentenza dell'«Avogaria di Comun» del 5 marzo 1357.

Borgoloco (Ramo, Calle, Ponte di)

a S. Maria Formosa. Troviamo in Venezia un «Borgoloco» a S. Maria Formosa, ed un altro a S. Lorenzo. Vuole il Gallicciolli che in questi siti vi fossero anticamente molte albergherie, e che il nome di «Borgoloco» sia provenuto dalla frase veneziana «tegnir uno a loco e foco», cioè «tenerselo in casa, tenerselo a proprie spese» (in francese: «defrayer, fournir aux frais»).
Appiè del «Ponte di Borgoloco», sul muro d'una casa già posseduta dai Donato, o Donà, scorgevasi la miracolosa imagine della Vergine, trasportata nel 1612 dal cardinale Francesco Vendramino in chiesa di S. Maria Formosa, e situata sull'altare dei Donato. Vedi l'epigrafe sottoposta al «capitello» presso al Ponte, e quella in chiesa presso il suaccennato altare.

La casa medesima fu sede più tardi dell'Uffizio del Lotto, il quale nel 1734 venne preso in appalto per un decennio. Questa è la ragione per cui il «Ponte di Borgoloco» chiamasi anche volgarmente «dell'Impresa».

Borsa (Corte, Ramo e Corte, Calle della)

a S. Ternita. Varie memorie d'una famiglia Borsa in parrocchia di S. Ternita riscontransi nel secolo XIV. Un «Dusino Borsa fustagner», venuto da Cremona, e domiciliato a S. Ternita, ottenne l'ultimo ottobre dello anno 1349 un privilegio di cittadinanza Veneziana. Egli nel 1370 era confratello della scuola della Carità, e nel medesimo anno preparossi la tomba in chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Anche un «Chabrin Borsa» da S. Ternita figura qual confratello della scuola della Carità nella «Mariegola» dal 1337 al 1375. Questi fece testamento nel 1372 in atti Antonio Borsari. Finalmente un «Andrea Borsa» (e non «Bopsa» come in Gallicciolli) da S. Ternita, figliuolo di «Chabrino», contribuì prestiti alla Repubblica nel 1379.

Bosello (Calle, Campo)

presso la «Fondamenta di San Giobbe». Verso la fine del secolo XVI, e sul principio del XVII un «Pietro Bosello q. Francesco» possedeva varie case in parrocchia di S. Geremia, sulla «fondamenta di S. Giopo». Egli era mercante di zuccheri e droghe, e venne a morte il 17 marzo 1616, d'anni 90, nella casa di sua abitazione, posta nella parrocchia medesima, avendo fatto due giorni prima testamento (atti di Teseo Zio), con cui lasciava erede il figlio Francesco, ed usufruttuaria la moglie Vellutella Vellutello. In progresso di tempo alcune delle case ch'erano possedute da Pietro Bosello passarono in proprietà di «Cesare Amadio spicier alla Pase», ed altre di «Luca Vignola». La casa ove poi abitava fu comperata da «G. B. Catti», poiché questi, con traslato 31 luglio 1630, fece passare in propria ditta da quella di Laura Morosini «una casa da stacio posta in contrà de S. Ge.mia sora la fond.ta era per uso del q. Pietro Bosello». E' questi quel Pietro Bosello il cui giardino viene lodato dal Sansovino nella sua «Venetia» e forse è pure quel Pietro Bosello Guardian Grande della Scuola di S. Teodoro nel 1591.
Una famiglia Bosello diede il nome più anticamente anche alla «Calle», al «Ramo», ed alla «Corte Bosello», o, come dicono i catasti, di «Ca' Busello», alla Pietà, in parrocchia di S. Giovanni in Bragora. Alla famiglia Bosello dalla Pietà appartenne probabilmente Pietro Bosello confratello della Scuola di S. Giovanni Evangelista, la cui morte avvenuta nel 1409, è così registrata nei libri della Scuola medesima: «M. Pietro Busello da S. Zuane in bragolla passò di questa vita a dì 13 avosto 1409 e fo seppellito ai frari minori». Gli stabili dei Bosello alla Pietà vengono ricordati nello strumento con cui la nazione Greca comperò nel 1526 l'area per fondare la propria chiesa, leggendosi che quel terreno confinava a mezzodì «con le case Vallaresso e Bosello e con la via del Grondal».

Botta (Calle della)

a S. Cassiano. E' chiamata negli Estimi «Calle del Botta» da una famiglia di questo cognome. Un «Bernardin Botta», mercante di panni di seta, notificò nel 1537 di possedere varie case in parrocchia di S. Cassiano. E nel 1566 «Angela Botta» vedova di «Tommaso Pin», notificò pur essa di possedere cinque case nella medesima parrocchia. Quest'Angela era figlia del citato Bernardino, come rilevasi dall'albero della famiglia.
In «Calle della Botta» a S. Cassiano «Marchiò da Canal q. Pietro», la vigilia di Natale dell'anno 1598, ferì a morte, per cagion di donne, Filippo di Filippi «curin da panni». Per questo ed altri delitti, citato e non comparso, venne capitalmente bandito dal Consiglio dei X con sentenza 1 agosto 1599.

Botteghe (Calle delle)

a S. Samuele. Dice il Dezan, che avrà questa denominazione per esservi stato anticamente un numero maggiore di botteghe che non nei siti vicini.
La cagione medesima deve aver dato il medesimo nome anche alla «Calle delle Botteghe» a S. Barnaba.

Botter (Sottoportico del)

a S. Giustina. Per questa, od altre località così denominate, vedi Botteri (Calle dei).

Bottera (Sottoportico e Corte)

ai SS. Giovanni e Paolo. Vedi Botteri (Calle dei).
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