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Battagia (Calle, Ramo, Corte, Ramo)

in «Birri», a S. Canciano. G. Francesco Loredan, economo dell'eredità di Cristoforo Battagia diede in nota ai X Savii sopra le Decime, in virtù della parte del Senato 1711, varie case «in contrà di S. Cantian, in Birri, in Corte de ca' Battagia».
La famiglia Battagia discese da Cotignola nel Milanese, patria degli Sforza ai quali fu congiunta d'affinità, come riferiscono il Malfatti, ed il Freschot. Ebbe anche domicilio in Milano e conseguì la nobiltà veneziana l'anno 1500 per aver Pietro Antonio Battagia, guardiano del castello di Cremona, ceduto quella fortezza alla Repubblica. Egli ricevette in dono altresì una casa sul «Canal Grande», la villa di Montorio nel Veronese, e 26 mila ducati in contanti. Alcuni dell'anzidetta famiglia si distinsero nella guerra di Candia, specialmente Girolamo, che, dopo molte belle imprese, venne eletto Provveditore Generale in quell'isola nel 1667. Colà portossi valorosamente, restando ferito di bomba, ma, successa la resa, e ritornato a Venezia, si vide incolpato di mala condotta, e posto in carcere. Ben presto però rifulse la di lui innocenza, sicché fu assolto, e promosso a nuovi onori.

In «Corte Battagia» in «Birri», vi è una bella «vera» di pozzo di stile arabo bizantino.

Nella corte medesima abitava quella Giulia Carozzo, moglie di Paolo Adami, la quale, non volendo accondiscendere alla libidine di G. Battista Zambelli, sacerdote della chiesa di S. Silvestro, venne da lui uccisa, in età di anni 27, il 17 aprile 1743.
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