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Anguria (Ponte e Corte della)

a S. Cassiano. La Descrizione della Contrada di S. Cassiano del 1661 chiama queste località «delle Squazze», e ciò per uno de' soliti depositi di spazzature, che era posto presso il Ponte, alla riva del Campo. V. Scoazzera (Campiello della). La Descrizione però del 1713 le chiama in quella vece «dell'Anguria», né il Gallicciolli sa spiegarcene il motivo. Noi crediamo che ciò avvenisse per una locanda all'insegna dell'Anguria, la quale appunto fra l'anno 1661 e l'anno 1713 troviamo aperta in parrocchia di S. Cassiano. E valga il vero, fra i testimoni citati nel 1685 all'Ufficio dell'«Avogaria», nel processo instituitosi per l'approvazione del matrimonio avvenuto fra il N. U. Nicolò Zane e Cecilia Greghetto, figura «Aless. Anselmi Padovano q. Dionisio, habita alla camera locante dell'Anguria a S. Cassan».

Annunziata (Calle della)

a S. Francesco della Vigna. Vorrebbe il Berlan, nelle Illustrazioni alla «Planimetria» di Venezia dei fratelli Combatti, che si denominasse da qualche altarino rappresentante la B. V. nell'atto di ricevere dall'Angelo l'annunzio del concepimento divino. Siccome però questa località nelle meno recenti topografie è detta «Calle della Nunziatura», e giace infatti dietro il palazzo ove abitavano i Nunzii Apostolici, si vede chiaro che «Calle dell'Annunziata» non è che una corruzione del nome primitivo. Il suddetto palazzo, di stile lombardesco, venne eretto nel 1525, millesimo scolpito sopra i pilastri della facciata, dal celebre doge Andrea Gritti, che fu sepolto nella chiesa di S. Francesco della Vigna. Perciò al millesimo scorgesi unita l'arma dei Gritti, coperta da un ombrello ducale. La fabbrica nel 1585 venne comperata dalla Repubblica, e quindi donata al pontefice Sisto V, che la destinò a residenza dei proprii ambasciatori. Di essa parla lo Stringa nelle «Addizioni» al Sansovino, ove si tocca dei palazzi posseduti dai Gritti: «Dei quali», egli dice, «a S. Francesco ve n'è un altro che fu del principe Gritti, il quale, comprato dalla Signoria sotto il doge Nicolò da Ponte, ne fece libero dono ai legati del sommo pontefice; il che chiaramente è dimostrato dalle infrascritte parole fatte nuovamente intagliare sopra la porta maestra di questo palazzo da Offredo Offredi vescovo di Molfetta, al presente legato di molto valore presso questi signori per nome della Santità di Nostro S. Papa Clemente Ottavo, la cui arma, ovvero insegna, fatta por sopra del medesimo in viva pietra, e nel mezzo di due altre simili, che sono dei due suoi nepoti cardinali, cioè Aldobrandini, e S. Giorgio, viverà in eterno. Le predette parole adunque sono di questo tenore: Has Aedes Sixto V. Pont. Max. Dono Respub. Serenis. Dedit Grata Renovatur Memoria Clemente VIII Pont. Optimo Regnante». Il palazzo Apostolico ebbe varii ristauri ed adornamenti dai varii legati, fra i quali dal suddetto Offredo Offredi, da Giacomo Altoviti, e finalmente da Francesco Caraffa. E' da ricordarsi che, avendo in questo palazzo cercato un rifugio nel 1607 gli assassini di fra' Paolo Sarpi, vi bollì intorno grave sollevazione popolare, per cui si dovettero spedire guardie a salvezza del legato Berlingerio Gessi. E' da ricordarsi ancora che, quando qui risiedeva l'Altoviti, un fiero turbine, il 9 agosto 1659, strappò dal portone lo scudo dei Chigi coll'insegna di papa Alessandro VII, trasportandola, a forza di vento, in Arsenale. In tempi più vicini papa Gregorio XVII concesse il palazzo medesimo ad uso dei Minori Osservanti, che l'unirono, mediante un cavalcavia, al locale un tempo occupato dalle Terziarie Francescane. Ma nel 1866 venne ceduto allo Stato, ed ora è sede del Tribunale Militare.

Annunziata (Sottoportico, Corte della)

a S. Maria Formosa. Qui forse esisteva un antico altarino, o «capitello», dove veneravasi Maria sotto il titolo dell'Annunziazione. E' noto che i Veneziani nutrirono sempre speciale riverenza verso Maria Annunziata, per la qual causa avevano statuito di celebrare ai 25 di marzo, giorno a lei sacro, la festa della fondazione della città, ed incominciare l'anno dal giorno medesimo, sebbene i posteri, per maggior comodo, lo incominciassero in seguito dalle calende di marzo, e questo sia veramente l'inizio dell'anno «more Veneto». Ai 25 di marzo, adunque, il doge con gran pompa scendeva alla chiesa di S. Marco per assistere alla messa solenne. Anche in altre chiese si solennizzava tale festività, e principalmente in chiesa di S. Maria Formosa, alla qual parrocchia erano un tempo soggetti il Sottoportico e la Corte di cui parliamo. Anzi si sa che ciò avveniva per cura d'una confraternita di sacerdoti, che in quella chiesa sorse nel 1562 sotto il titolo dell'Annunziata. Vedi l'opuscolo intitolato: «Matricula sive Constitutiones R. Confraternitatis Sacerdotum in ecclesia S. Mariae Formosae Venetiarum sub titulo Annunciationis B. V. Mariae. Venetiis, apud Jo. Franciscum Valvasensem, MDCLXXXI».

Aquila nera (Calle della)

a S. Bartolammeo. Secondo la Descrizione della Contrada di S. Bartolammeo pel 1661, in «Corte dell'Aquila Nera» stanziava «Bernardo Gerin alemano hosto all'Aquila Negra». La Descrizione della contrada medesima fatta nel 1713 lo chiama invece «Gheringh», e fa vedere che allora i di lui figli conducevano l'osteria. Essa però era molto più antica, poiché i necrologi del Magistrato alla Sanità registrano che il dodici luglio 1550, morì in parrocchia di S. Bartolammeo «el camerier dell'Aquila Negra».

Arco (Calle dell') detta Bon

in «Ruga Giuffa». Da un arco che l'attraversa. Questa circostanza impose il nome anche alla «Calle» ed al «Ramo dell'Arco» a S. Matteo di Rialto. Notisi che tali archi bene spesso si costruivano per indicare che le case, sì da un lato che dall'altro, erano di un medesimo proprietario.
La «Calle dell'Arco», in «Ruga Giuffa», è detta «Bon», perché qui nel 1713, e nel 1740 abitava il «N. U. G. Bon», pagando pigione al «N. U. Marin Zorzi». Crediamo che la famiglia Bon tenesse domicilio precisamente nel palazzo posto in fondo alla stessa calle, ricco di sculture e di marmi orientali. Erra però il Zanotto, nell'opera «Venezia e le sue Lagune», credendo che questo stabile abbia appartenuto anticamente ai Priuli, mentre fino ab antico fu dei Zorzi, come indica il loro stemma scolpito due volte sulla facciata respiciente il rivo di S. Severo, ed una volta sopra l'arco all'ingresso della via. Inoltre, il padre Coronelli («Singolarità di Venezia») dopo averci offerto inciso il palazzo Zorzi, di stile lombardesco, situato al «Ponte di S. Severo», ci offre l'attiguo di cui parliamo di stile archiacuto, sotto il nome di «altro palazzo Zorzi a S. Severo».

Della famiglia Bon toccheremo più innanzi. Vedi Bon (Ramo Secondo).

Arco (Calle, Ponte, Calle al Ponte dell')

a S. Antonino. Il «Ponte dell'Arco» avrà preso questa denominazione, dice il Dezan, perché in questi contorni sarà stato il primo edificato di pietra e ad arco, a differenza dei ponti che s'usavano nei tempi antichi fatti di legno, e quasi interamenti distesi per comodo del cavalcare.

Arco celeste (Sottoportico dell')

presso le «Procuratie Vecchie», a S. Marco. Qui, come molti ricordano, esisteva un Caffè all'insegna dell'«Arco Celeste», laonde nell'«Iconografia» di Venezia del Paganuzzi la località è chiamata «Sottoportico del Caffè dell'Arco Celeste».

Armeni (Calle, Ramo degli)

a S. Giuliano. La nazione Armena, stabilitasi in Venezia per ragioni commerciali, ebbe fino dal 1253 una casa in parrocchia di S. Giuliano, donatale da Marco Ziani, figlio del doge Pietro, ed affidata, per ogni occorrente ristauro, ai Procuratori di S. Marco. Crebbero i favori della Repubblica verso questa nazione specialmente nel secolo XV, dopo l'ambasciata di Caterino Zen ad Ussun Cassan re di Persia e signore di Armenia. Mentre lo Zeno era alla sua ambasciata, gli Armeni edificarono nel 1496 presso il loro ospizio di S. Giuliano anche una chiesetta, dedicata alla Croce, che nel 1682 presero a rifabbricare in più ampia forma a spese di Gregorio di Girach di Mirman, e andò compiuta e consecrata nel giorno 29 dicembre 1688. Altra rifabbrica ebbe nel 1703. Essa nell'anno medesimo fu posta sotto la sorveglianza dei Procuratori di «Citra», che ogni anno la visitavano nel giorno dell'Invenzione della Croce, ed è tuttora officiata dai Mechitaristi di S. Lazzaro con rito orientale. Gli Armeni avevano i loro sepolcri nell'isola di S. Giorgio Maggiore fra la chiesa ed il campanile.

Arnaldi (Ramo)

a S. Pantaleone. Gli Arnaldi sono originarii di Vicenza, ove fino dal 1240 ebbero un Guidolino, fatto morire per ordine del tiranno Ezzelino, ed ove, fino dal 1541, appartenevano al consiglio nobile della città. Un Fabio Arnaldi venne creato dal pontefice Gregorio XV, mediante breve 15 giugno 1625, Conte Palatino e del Sacro Palazzo Lateranense. Un Vincenzo Arnaldi, avendo offerto alla Repubblica 100 mila ducati per la guerra contro il Turco, poté coi nipoti e discendenti farsi eleggere del M. C. nel 1686. Egli, nella supplica per ottenere tal grazia, espose che alcuni de' suoi progenitori erano stati impiegati dai Veneziani come condottieri d'arme, e fece risaltare i meriti del proprio zio Vincenzo, cavaliere di Malta, e del proprio nipote Alessandro, decorato della medesima croce, che aveva combattuto contro gl'infedeli in Ungheria. Gli Arnaldi fino al cadere della Repubblica abitarono nel loro palazzo di S. Pantaleone («Libri d'Oro»), in fianco del quale è il «Ramo Arnaldi».

Arrigoni (Calle)

a S. Alvise, sopra la «Fondamenta Rio della Sensa». Dalla cittadinesca famiglia Arrigoni. «Onorio Abate e G. B. fratelli Arrigoni» notificarono, in occasione della Redecima ordinata nel 1711, d'abitare «in casa propria in Rio della Sensa». Questa casa, «in due soleri», era passata nei suddetti fratelli da «Z. Battista Milan q. Antonio q. Milan», mediante scrittura privata 5 maggio 1695. L'abate Onorio Arrigoni, morto in questo suo palazzo il 20 Marzo 1758, fu celebre raccoglitore d'antichità e di medaglie, una collezione delle quali abbiamo pubblicata per le stampe. Questa famiglia possedeva altre case in Venezia, e beni in villa di Mansuè sotto Oderzo.
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