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Baccalà (Fondamenta del)

a S. Gregorio. «Questa fondamenta», scrive il continuatore del Berlan, «prende certamente il nome dai magazzini ripieni del noto pesce seccato, che in buon dato ci viene d'oltremare». Ma la cosa passa in modo diverso, poiché negli Estimi, e nelle antiche Piante topografiche, troviamo la Fondamenta suddetta, insieme al prossimo Ponte, ora dei «Saloni», appellata del «Cabalà». Più d'una famiglia di tale cognome avevamo in Venezia.
Sopra questa «Fondamenta» esistono i magazzini del sale, che, secondo il Sanudo, nei «Diari», vennero ristaurati per decreto 20 ottobre 1531, stando allora per rovinarne il colmo.

Badoer (Ramo, Sottoportico, Corte)

ai Frari. La famiglia Badoera, o Badoara, detta anche Partecipazia, venne, secondo i più, dall'Ungheria a Pavia, e quindi a Venezia nei primissimi tempi, ove esercitò il tribunato, e fu una delle dodici case in cui da principio fu stabilito il corpo della patrizia nobiltà. Essa conta sette dogi, i quali si successero quasi l'uno all'altro; anzi, giusta una cronaca, tentò di metter parte che niuno potesse essere eletto doge se non fosse stato de suo sangue. Questa famiglia edificò varie chiese di Venezia, ed acquistò molte ricchezze, sapendosi di un Marino Badoer che, in virtù del matrimonio contratto nel secolo XII con Balzanella figlia di Pietro signore di Peraga, ebbe in dote Peraga, Mirano, Strà, Morelle, S. Bruson, ed altre terre della Marca Trivigiana. I Badoeri si gloriano d'un Beato, d'un cardinale di Santa Chiesa, nonché di vari generali, procuratori ed ambasciatori. Un ramo dei medesimi abitava in parrocchia di «S. Tomà», e precisamente presso la chiesa dei Frari, nella «Calle della Passion», dietro la quale esistono il «Ramo», ed il «Sottoportico» e «Corte Badoer». Perciò la Descrizione della Contrada di «S. Tomà» pel 1713 pone in questo punto la «casa propria di Zuane Badoer fo de ser Pietro», ed anche il «Libro d'Oro» del 1714 annovera un ramo dei Badoer domiciliato «ai Frari, in Calle della Passion». Questa casa ha la facciata sul «Campo dei Frari» coll'arma gentilizia della famiglia. Il ramo accennato dei Badoer concorse all'erezione del prospetto della chiesa di «S. Tomà», incominciato nel 1666, e compiuto nel 1670. Vedi Pivoto: «Vetera ac nova ecclesiae S. Thomae Apostoli Monumenta».

Baffo (Ramo)

a S. Ternita. Appellasi negli Estimi «Ramo di Ca' Baffo» dalla patrizia famiglia di questo cognome. Un «Lorenzo Baffo de m. Alvise» da S. Ternita trovasi nel ruolo dei confratelli patrizii in una delle «Mariegole» della scuola Grande di S. Maria della Misericordia, che incomincia col 1308, ed arriva al 1499. E nei Necrologi Sanitari: «Adì 17 Xbrio 1593. Il chl.mo s. Mateo Bafo fo del chl.mo s. Zan Alvise, de ani 25, da eticho, mesi 6. — S. Ternita».
I Baffo vennero da Parma a Mestre, e poscia a Venezia nell'827. Edificarono nel 1034 la chiesa, ora distrutta, di S. Secondo in isola, e nel 1222 quella di S. Maria Maddalena, nella qual contrada vuolsi che possedessero un castello, detto Castel Baffo. Rimasti nel 1297 del Consiglio, produssero uomini distinti. Una donzella di questa casa, fatta col padre prigioniera dei Turchi, divenne moglie di Amurat III, e nel 1568 madre di Maometto III. Esercitò costei un lungo dominio sopra Amurat, e conservollo sopra Maometto, né lo perdette che sotto Acmet, il quale la relegò nel vecchio serraglio. Un Lodovico Baffo, valoroso Sopracomito di galera, operò nel 1650 azioni ardite contro i Turchi, si diportò bene nella conquista delle fortezze di S. Todero e Turlulù nel regno di Candia, nel 1656 trovossi alla battaglia dei Dardanelli, e nel 1657, come direttore della galeazza capitana Morosina, intervenne alla vittoria sopra le galere barbaresche a Scio. Di lui congiunto fu quel Giorgio, nato nel 1694, e morto nel 1768, che va celebre fra noi per le sue poesie in dialetto veneziano. Con Giorgio andò estinta la famiglia.

Bagatìn (Calle, Rio Terrà del)

a S. Canciano. Questo rivo, prima del suo interramento, avvenuto, secondo il Codice 1603, Classe VII della Marciana, nel gennaio 1773 M. V., era attraversato da un ponte chiamato «del Bagatin» per un fabbro di tale cognome che qui stanziava. Infatti nell'Anagrafi ordinata dai Provveditori alla Sanità pel 1642 troviamo un «Agostin Bagatin» fabbro da S. Canciano. Ed una «Caterina q. Tommaso di Michieli», consorte «di Agostin q. Pietro Lazzari detto Bagatin», fabbro a S. Canciano «al pontesello di legno», fece il proprio testamento in atti Pietro Bracchi il 1° dicembre del medesimo anno 1642, e morì il giorno 5 successivo.

Baghei (Calle dei)

a S. Nicolò. È chiamata nella Descrizione della Contrada di S. Nicolò pel 1740 «Calle delle Baghelle», e colà presso in quell'anno scorgesi domiciliata un'«Anzola Baghella». Un «Gasparo Baghello» concorse nel 1700 alla dignità di Doge o Gastaldo dei «Nicoloti», che poteva venir scelto soltanto fra gli abitanti delle due parrocchie di S. Nicolò e dell'Angelo Raffaele.
Ora la «Calle dei Baghei» è chiusa.

Balanze (Calle delle) detta di Mezzo

a S. Luca. Vi si fabbricavano bilancie o stadere, poiché scorgesi che nel 1661 un Matteo del q. Andrea «staderer» avea bottega in «Calle de Mezzo», presso il «Campo di S. Luca». Gli «stadereri», secondo la Statistica del 1773, erano uniti all'arte dei fabbri, e contavano in Venezia nove botteghe con altrettanti capi maestri, undici lavoranti, e due garzoni. Più tardi però dipendevano dai Merciai, come appare dal primo volume delle «Inscrizioni Veneziane» del cav. Cicogna, ove si cita il manoscritto lasciato da Apollonio dal Senno sopra le Arti che al cadere della Repubblica fiorivano in Venezia.
Per la seconda denominazione vedi Mezzo (Calle di) a S. Apollinare.

Balastro (Calle, Ramo, Sottoportico, Campiello)

a S. Basilio. Bene a ragione scrive il Cicogna doversi leggere «Balastro», e non «Balestra», mentre qui abitava la patrizia famiglia Balastro, anticamente chiamata Barastro, venuta da Torcello. Essa, giusta le cronache, produsse «tribuni antiqui, savii, piasevoli e di grande ardimento e vigore; non molto alti di persona, ma molto grossi». Sembra che questa famiglia abitasse a S. Basilio fino dal secolo XIII, trovandosi che «Zulian Balastro», il quale nel 1211 ebbe una cavalleria in Candia, era del Sestiere di Dorsoduro. Vi abitava poi senza dubbio nel 1379, avendo allora un «Balduin Balastro» di quella contrada fatto prestiti alla Repubblica. Egli è quel medesimo che nel 1356 venne spedito ambasciatore ad Alberto II duca d'Austria per distorlo dall'inferire danni alla Repubblica. I Balastro, ch'ebbero pure un arcivescovo di Durazzo, andarono estinti il 20 gennaio 1534 m. v. in un «Nicolò fo de m. Zuane», podestà di Bergamo, che nel 1514 aveva notificato ai X Savii sopra le Decime la sua «casa da statio», ed altre diecisette case contigue «in contrà de S. Basegio».

Balbi o Morosini (Sottoportico, Corte)

a S. Benedetto. Nel 1713 qui possedevano casa il «N. U. D.co Balbi fu de S. Michiel, ed NN. UU. Michiel e frat. Morosini». Per la prima famiglia vedi Venier e Balbi (Campiello); per la seconda Morosini (Calle, Corte) a S. Giovanni Grisostomo.

Baldàn (Calle)

a S. Simeon Grande. Sta scritto nei Necrologi Sanitarii: «A dì 23 Novembrio 1599. Catt.a fia de s. Lorenzo Baldan simador de mesi 2, da variole, g.ni 15 — S. Simon Grando». Notisi che la «Calle Baldan» sbocca sulla «Fondamenta Rio Marin», e che in quei contorni molti «simadori», o «cimadori» da panni, abitavano, i quali pure sulla Fondamenta suddetta avevano la loro scuola di divozione sacra a S. Nicolò.

Baldini (Corte)

a S. Marta. «I NN. UU. frat.i Lombardo» notificarono nel 1740 di possedere una casa in parrocchia di S. Nicolò, appigionata a «Camilla Baldina». A tale parrocchia la «Corte Baldini» era anticamente soggetta.
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