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Darjeeling 2004

di Umberto Sartory

 

Darjeeling si arrampica sui crinali con strade dalle lunghe e fitte spire, interconnesse da reticoli di scale e sentieri cosi' impennati e malconci da presentare difficolta' alpinistiche.

La citta' e' policentrica, ma culmina con la piazza di Chow Rasta e la sua passeggiata panoramica, nella forcella del colle dell'Osservatorio. A qualche centinaio di metri, e quasi altrettanti piu' in basso, un largo sperone alloggia il bazar centrale e la principale stazione dei taxi, lungo il tracciato dell'arteria di comunicazione che collega la citta' con il resto del mondo.

La pioggia, il traffico pesante, le ridotte dimensioni di questa strada ne fanno un percorso accidentato che richiede estrema attenzione nella guida, anche perche' la carreggiata viene condivisa, o forse meglio contesa a colpi di clacson e cicalino, fra pedoni, portatori di carichi a spalla, fuoristrada, camion, motociclette e animali che si destreggiano tra le buche, le pozzanghere e le vere e proprie voragini che la pioggia monsonica dissemina.
Nel tratto che dal capolinea del Toy Train porta alla pianura, al traffico stradale si mischia quello ferroviario che, pur rado, interseca la carreggiata con i suoi binari centinaia e centinaia di volte.

La pendenza media delle strade cittadine e vicinali e' davvero impressionante. Il tornanti del passo Manghen possono renderne solo parzialmente l'idea a chi li abbia percorsi. Non ho mai visto strade cosi' ripide, nemmeno in Ladakh o a Gangotri.

La citta' prende nome da un monaco tibetano che abitava un antico tempio, preesistente la citta' stessa, chiamato Dorghe, e da un suo discepolo, a nome Ling. La corretta pronuncia e' dunque quella locale, che porta l'accento marcato sulla prima "a" anziche' strascicato sulle ultime vocali come in italiano e in inglese: Dorje(and)Ling.

Poi vennero gli inglesi, e disseminarono le colline di austere e romantiche case in legno, disboscando la giungla per creare parchi e giardini del te. Cosi' Darjeeling apriva i suoi sguardi a forare la coltre di giungla verso la maestosita' del Kanchanjunga e dell'Everest.
Cosi' anche si conquistava uno spazio cittadino a tigri, leopardi e scimmie. Ancora oggi comunque si sconsiglia vivamente di sembra siano ancora saldamente insediati nelle boscaglie.

Gli inglesi favorirono una forte immigrazione nepalese, e i cinesi piu' tardi produssero ondate di profughi dal TIbet e percorrere le strade di collegamento di notte, a piedi o in moto, perche' se le tigri sono solo un ricordo, leopardi e orsidalle zone di influenza lamaista fin su alla Mongolia. La vicinanza con il Buthan, il commercio del te e la rinomanza per gli studi buddisti hanno reso ulteriormente composita la popolazione di Darjeeling.
Questa forma di urbanesimo ha trovato sfogo nel cemento e nella lamiera ondulata, e attualmente i vecchi edifici inglesi in legno e muratura, eleganti e adatti alla franosita' della collina sono stretti nell'abbraccio mefitico di baracche e gabbie di cemento, piu' economiche riguardo a costruzione e manutenzione, ma assai piu' pericolose per il loro peso su un terreno impregnato d'acqua per parecchi mesi all'anno e pressoche' pensile su dirupi da vertigine.

Le piantagioni di te sono ormai al limite di eta' per la produzione, ovvero stanno per raggiungere i 100 anni, e appare assai dubbio che si riuscira' ad affrontare l'onerosissimo lavoro di rinnovare le piante su terreni cosi' impervi. La citta' cerca dunque una sua nuova misura nel turismo e nella cultura, ma personalmente trovo questo futuro assai dubbio.
Come molti altri, penso, ho scoperto che Darjeeling era una citta' solo dopo aver pensato che si trattasse di un tipo di te, e se la "Regina della Collina", come la chiamano i suoi abitanti, perdesse questa connessione, dubito che il mero afflusso di alpinisti e di monaci buddisti basterebbe a mantenere il relativo benessere di cui ancora gode.

Anche Darjeeling, come Venezia, vive soprattutto di leggenda e di magia del nome. Per i soggiorni alpini l'India offre luoghi assai piu' attraenti, attrezzati e facilmente raggiungibili.